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Cosa sono i Fiori di Bach?

Scriveva il dott. Bach:
"La malattia del corpo, come la conosciamo noi, è un risultato, un prodotto terminale, uno stadio finale di qualcosa di molto più profondo. La malattia inizia oltre il piano fisico, più vicino al mentale. E’ interamente il risultato di un conflitto fra il nostro sé spirituale ed il nostro sé mortale. Fino a che questi due sono in armonia, siamo in perfetta salute: ma quando c’è discordia, allora ne deriva quello che noi conosciamo come malattia.
La malattia è solamente e puramente correttiva: non è né vendicativa né crudele, ma è lo strumento adottato dalla nostra anima per indicarci i nostri difetti: per prevenirci dal commettere errori più grandi, per impedirci di fare ancora male e per riportarci su quel sentiero di verità e luce da cui non dovremmo mai aver deviato”
(Edward Bach – Essere se stessi).

La teoria sulla quale si fonda l'attività terapeutica dei fiori di Bach è strettamente legata alla vita e all'evoluzione scientifica del suo ideatore il dott. Edward Bach.

Vita di Edward Bach (sintesi)

Edward Bach nacque il 27 settembre del 1886 a Moseley, nei pressi di Birmingham, nel Galles. Fin da giovanissimo mostrò un profondo amore per la natura e per ogni essere vivente, tutto sembrava parlargli in un linguaggio misterioso che solo lui riusciva a capire. Ogni cosa che lo circondava aveva un'anima: gli animali, le piante, i fiori. Con questo genere di approccio riuscì a individuare delle similitudini caratteriali tra gli uomini e le piante e sognava una medicina diversa che si avvalesse di cure semplici e dolci al posto dei complicati metodi di quella ufficiale. Edward Bach riuscì a realizzare il sogno di diventare medico nel 1912, dopo aver frequentato il corso di laurea, presso l'università di Birmingham, e aver completato il tirocinio all'ospedale dell'University College di Londra. Il primo importante obiettivo della propria vita era stato raggiunto, ma Bach non si sentiva certo soddisfatto, soprattutto dopo che la pratica ospedaliera lo portò a constatare che la reazione dei pazienti alle cure si diversificava a seconda della loro personalità e della loro emotività. Per questo motivo, alcune medicine risultavano efficaci su un paziente e totalmente inutili su un altro. Bach, già allora, aveva sviluppato la convinzione che ciò che andava curato era il malato e non la malattia. Per proseguire le proprie indagini su un nuovo metodo di cura Bach chiese e ottenne il trasferimento al reparto di Immunologia dove effettuò ricerche sulla flora batterica intestinale che gli permisero di preparare un vaccino da iniettare ad alcuni pazienti, ottenendo risultati molto positivi.

Non accontentandosi ancora, Bach si concentrò sul problema dei dosaggi: non era necessario somministrare i vaccini ad intervalli regolari, ma solamente quando la dose inoculata in precedenza aveva perso il suo effetto. Il principio sul quale si basa l'efficacia dei vaccini, come è noto, è quello di stimolare le reazioni dell'organismo che è in grado di formare anticorpi atti a combattere un agente "dannoso" esterno. Quando l'aggressione non è massiccia, il corpo riesce a far fronte da sé alla presenza di batteri, virus, bacilli e altro. Gli anticorpi prodotti, in seguito, si rivelano in grado di "proteggerci" anche nel caso di aggressioni più violente. In pratica si combatte un effetto negativo sfruttando l'effetto stesso.

A causa delle non perfette condizioni di salute, allo scoppio del primo conflitto Mondiale, in luogo della partenza per le armi, gli fu affidata la responsabilità di 400 posti letto all'ospedale University College. Il gravoso impegno di lavoro, nel 1917, provocò un crollo fisico che costrinse Edward Bach al ricovero d'urgenza nell'ospedale dove lavorava. La diagnosi fu terribile: tumore con metastasi, tre mesi di vita. Il primo periodo di angoscia e di forte depressione, fu seguito da una ripresa febbrile delle ricerche e degli esperimenti. Alla scadenza dei fatidici tre mesi, i medici che lo avevano in cura, increduli, dovettero constatare che la malattia era regredita. Bach ipotizzò che una grande passione, un grande amore, uno scopo definito nella vita erano fattori decisivi per conservare la propria salute.

Grazie a tale convinzione riprese gli esperimenti in campo immunologico che lo condussero alla scoperta di sette nuovi vaccini, da lui chiamati "nosodi". Attraverso l'impiego dei nosodi, Bach curò centinaia di persone da malattie croniche, con risposte tanto più positive quanto più forte era la fiducia dei pazienti nei suoi metodi.

Bach quindi riconosce e patisce in prima persona i limiti dell'approccio terapeutico tradizionale, ed esordisce con il concetto di percezione nel malato dell'anima che bussa.
Nello stesso periodo Bach esaminò accuratamente le teorie elaborate alla fine del '700 da Samuel Hahnemann (il padre dell'omeopatia), riscontrando che il principio "dei simili" era alla base sia dei suoi esperimenti sia della medicina omeopatica. Analogamente coincideva nelle due teorie l'esistenza di affezioni intestinali in concomitanza delle malattie croniche.
D'altro canto, se emozioni transitorie come rabbia, tristezza e paura, sono in grado di provocare nell'immediato sudorazioni, palpitazioni e brividi, cosa possono determinare allora sull'equilibrio psico-fisico emozioni profondamente radicate quali panico, rancore, malinconia, senso di fallimento, rivalità, rigidità mentale, se covati per lunghi anni? La risposta è semplice: le malattie psicosomatiche.
Bach aveva osservato che molti dei suoi pazienti, prima di un disturbo fisico, mostravano varie difficoltà emotive e psicologiche che rendevano i disturbi più difficili da curare. Ipotizza dunque che senza la gioia interiore non esisterebbe vera guarigione.

Ma, a differenza di Bach, Hahnemann non curava le malattie con i germi bensì utilizzando prodotti naturali come erbe, muschi, licheni e, addirittura, metalli e veleni (in dosi infinitesimali). Nel tentativo di migliorare la risposta dei pazienti affetti da malattie croniche, nel 1928, Bach ritorna in Galles, dove diede inizio alla ricerca di piante da trattare nel proprio laboratorio.
Così convinto abbandona prestigio e carriera per dedicarsi ad un metodo di cura inedito, che agli occhi della scienza ufficiale e per lungo tempo non avrebbe riscosso credibilità.

Chiude perciò il suo ambulatorio a Londra, e se ne va in campagna a studiare fiori e piante selvatici, quelli riconosciuti atossici e meno manipolati, solitamente non utilizzati a scopo alimentare, le piante più vigorose, assumendo che potessero trasmettere la forza dell'energia vitale della natura ancora incontaminata.

Ottimo conoscitore e osservatore della natura, affascinato dalla scoperta dell'infinitamente piccolo, decide di affidarsi alla sua sensibilità e alla capacità di vedere oltre le apparenze, per formulare le ipotesi sulla relazione esistente fra l'analogia comportamentale di certe piante e il modo di agire e comportarsi delle persone.

Secondo il presupposto stabilito dalla teoria dei simili, Bach si lascia guidare dalle somiglianze tra piante e individui, e i suoi esperimenti, diedero dei risultati immediati.

Somministrando l'infusione di un fiore come il Mimulus, dall'apparenza timida e spaventata, che cresceva nascosto nell'erba, un individuo con caratteristiche simili al Mimulus dimostrava di superare, senza accorgersene, gran parte delle proprie debolezze e, di conseguenza, il suo stato di salute migliorava vistosamente.

Con il progredire della ricerca aumenta in lui la convinzione che ad ogni malattia corrisponda un preciso disagio mentale o emotivo. Scopre in tal modo che alcune piante avevano gli stessi effetti benefici dei sette nosodi e li sostituisce ad essi. Individua i disagi psicologici responsabili dell'insorgere di alcune malattie e dà vita ad una forma di omeopatia floreale capace di restituire, fra l'altro in tempi brevi, energia e benessere all'uomo senza ricorrere ai principi chimici, ma intervenendo su livelli sottili e profondi della personalità. "Guarire il malato e non la malattia" diventerebbe il nucleo concettuale della sua filosofia, in grado di proporre un modello di intervento sulle emozioni e gli stati d'animo negativi quali paura, senso di solitudine, preoccupazione eccessiva per gli altri, scoraggiamento, apatia, insicurezza, ansia, che a lungo andare minacciano la salute.
Vedono così la luce le prime 12 essenze floreali: “i I 12 Guaritori”:

Gli stati d'animo principali che Bach identifica come negativi sono 12: paura, terrore, tortura mentale, indecisione, indifferenza o noia, dubbio o scoraggiamento, invadenza, debolezza, scarsa fiducia di sé, impazienza, entusiasmo eccessivo, solitudine. In breve riuscì a riconoscere le caratteristiche corrispondenti in altrettanti fiori guaritori e sperimentarne gli effetti sui pazienti in trattamento.

I 12 fiori guaritori sono: Rock Rose, Mimulus, Cerato, Scleranthus, Gentian, Centaury, Water Violet, Impatiens, Agrimony, Chicory, Vervain, Clematis.
Non tutti i pazienti, però, traevano beneficio nella stessa misura in quanto un'emozione negativa può presentarsi con differenti sfumatura. Per porre rimedio a ciò Bach va alla ricerca di fiori "aiutanti" in grado di coadiuvare i principali nella cura delle emozioni.
La sua ricerca cessa dopo avere individuato 38 preparati che considerano tutte le debolezze e carenze caratteriali comuni agli uomini.

Secondo Bach alcune medicine tradizionali sarebbero in grado di curare il corpo ed altre le emozioni patologiche, ma ciò che sembra disarmare è l'audace dichiarazione secondo la quale solo le essenze floreali potrebbero curare l'Anima, elevando la spiritualità, dal momento che il fiore costituirebbe la parte più alta e per ciò "spirituale" della pianta. Così le essenze si propongono capaci di stimolare nell'uomo virtù dimenticate: amore, altruismo, altruismo, pazienza, coraggio, volontà, apprendimento, servizio, moderazione, umiltà, flessibilità, superamento, freschezza, perdono... La vera guarigione starebbe dunque nel ripristino dell'equilibrio emozionale che dà senso alla vita e permette di affrontare le prove con coraggio e chiarezza, in quella che chiama "riarmonizzazione della coscienza" con il raggiungimento della gioia e della sicurezza interiore che si esprimono nel carattere allegro e sereno. Una chiave per inaugurare nella mente spazi nuovi e incontaminati attraverso un'occasione di rinascita e di equilibrio.

Catalizzatori di consapevolezza, i rimedi floreali sarebbero in grado di eliminare il sintomo senza colpirlo, modificando il terreno energetico su cui si sviluppa la malattia. In questo modo si può ipotizzare che una malattia sul nascere potrebbe essere guarita prima che sia conclamata a livello organico.

Al termine dell'opera la terapia era ormai giunta al suo stadio definitivo.
Edward Bach muore a 50 anni, il 27 novembre del 1936, lasciandoci in eredità il suo prezioso lavoro e il suo grande amore per la vita.

Ed ancora

"Non lasciate che la semplicità del metodo vi distolga dal ricorrervi, poiché quanto più in avanti vi porteranno le vostre ricerche, tanto più vi sarà evidente la semplicità di tutta la creazione".
(Edward Bach)

I tentativi di verifica del paradigma bachiano:

l'uomo non è fatto solo di materia ma anche di energia trascendente spesso inespressa e racchiusa nell'inconscio. Secondo una visione naturistica, l'uomo sarebbe un essere "vibrazionale” i cui atomi ruotano a determinate frequenze determinando campi energetici.
Secondo Bach ogni fiore sarebbe portatore di "qualità vibrazionali", di energia risanatrice che interferisce terapeuticamente con la psiche.

Massimo Marietti, neurofisiologo, psicoterapeuta e ricercatore del CNR, in un suo trattato si è occupato dei possibili meccanismi biochimici che potrebbero spiegare il funzionamento della Floriterapia: "Recenti scoperte individuano i chemiorecettori come strutture proteiche della membrana cellulare capace di trasformare stimoli chimici quali il gusto e l'olfatto in correnti elettrochimiche. I neurotrasmettitori trasportano tali messaggi in tutto il corpo. Semplificando, è come se le parole, gli odori, i sapori, i suoni e tutte le stimolazioni sensoriali si mutassero in un "messaggio" chimico, atto a trasformare l'equilibrio cellulare sempre in gran movimento.
I rimedi floreali veicolano nell'acqua i loro messaggi di odore e sapore e da qui vengono recepiti e trasformati a livello cellulare, in un gran gioco di risonanze".

Benché l'esatto funzionamento dei rimedi floreali non sia ancora stato compreso, alcuni ricercatori ipotizzano che queste sostanze possano stimolare il rilascio da parte dei neuroni di trasmettitori sinaptici capaci di alterare emozioni come paura o rabbia. Ne deriva un rafforzamento della capacità di autoguarigione intrinseca dell'organismo.

Alcuni sostengono che le essenze floreali possano riportare la mente e i sentimenti allo stato di equilibrio primigenio in cui probabilmente sarebbero rimasti se la crescita non fosse stata perturbata da traumi ed esperienze negative.

Per ritornare ad un famoso enunciato di Edward Bach: "Non c'è la vera guarigione del corpo senza la pace dell'anima e senza una sensazione di gioia interiore". Si evidenzia il fatto che ogni disturbo fisico deriva da un conflitto tra la Mente e l'Anima (che è l'Io reale della persona).
Teorie difficili da provare e facili da rifiutare. Ci vorrà forse un po' prima che la scienza sia in grado di misurare le modificazioni sottili di cui stiamo parlando.

In definitiva, dice Bach, la malattia non ha un'origine materiale, noi conosciamo il suo effetto sul corpo, ma, per debellarla, occorre scovarne le cause reali, quelle che si nascondono nei recessi più profondi dell'essere umano.

Sono state fatte alcune prove mettendo un fiore su gocce di sangue di un paziente contenute in una provetta e fotografandola; quando il fiore è stato scelto giustamente per la psicologia del pz. cambia la disposizione del sangue nella provetta (le cellule sanguigne si dispongono in maniera armonica, non precipitano e il sistema si autoguarisce).

Il dott. Ricardo Orozco di Barcellona medico esercitante la medicina alternativa e studioso dei fiori di Bach, è stato il primo ad applicare il principio transpersonale alla terapia floreale dopo aver studiato gli scritti del dott. Bach e del dott Assagioli e trovato una perfetta corrispondenza tra le teorie e verificato su moltissimi casi con ottimi risultati le ulteriori chiavi di utilizzo applicativo e terapeutico dei fiori, per tutti i piani dell’esistenza, sia quindi per problemi spirituali, psico-emozionali e fisici.

Infatti le essenze del dott. Boch non possono essere racchiuse in compartimenti stagni , quando le utilizziamo possiamo stare certi di applicare una cura olistica, poiché non siamo altro che un tutt’uno integrato e completo.

In Italia negli anni ’90 è apparso Kramer, naturopata sensitivo, con la sua teoria delle aree cutanee che riprendeva gli studi del dott, Callegaris, dividendo tutto il corpo umano in “mappe” o zone emozionali corrispondenti ai 38 fiori di Bach, aree da trattare con le applicazioni locali delle essenze; (v. fotocopie mappe di Kramer).

Altri chinesiologici e agopuntori hanno approfondito i rapporti tra la pelle ed i circuiti interni utilizzando i rimedi sui punti di riflesso e di agopuntura.

Spesso però questi studi ed utilizzi diventano troppo complessi e molto lunghi da tradurre in pratica.

Il dott. Ermanno Paolelli medico psichiatra, ha ripreso gli studi del dott. Orozco e con la sua metodologia di utilizzo secondo “le qualità dell’Anima” si è aperta anche nel nostro paese una frontiera importante per l’utilizzo locale dei Rimedi Floreali (in creme, lozioni, unguenti, oli da massaggio, gocce endonasali, aerosol, colliri.) secondo i principi transpersonali di semplice utilizzo ed efficace risultato.

La crema Rescue Remedy è in commercio preparata da 60 anni ed è l’esempio già precostituito del principio transpersonale applicato.

Il Principio Transpersonale:

Un Principio è un modello a partire dal quale si possono fare imitazioni o duplicati (definizione del dizionario).
Transpersonale è una parola formata da due particelle: trans e personale cioè che va oltre la persona e non ha a che fare con il personale.

Parlando in termini di fiori quindi, sono quelli che non hanno a che vedere con la personalità del ricevente ovvero sono quelli prescrizioni floreali non basate sul temperamento o sull’atteggiamento dei destinatari.

Il Principio Transpersonale è la Chiave che ci consente di selezionare le essenze; è il modello vibrazionale generico in squilibrio o in disarmonia che ci fa capire come ritrovare e ritornare all’equilibrio ed all’armonia del Tutto da cui la forma è discesa.
Questo principio ci mette quindi a contatto con l’Essenza dell’essenza.
Tornado quindi ai fiori, non si dà una interpretazione del perché succede una certa cosa ma della forma in cui si manifesta, traducendo questa in linguaggio floreale.
L’uso di questo Principio, non rappresenta un’alternativa al trattamento floreale convenzionale, ma il suo completamento.

Solo se ammettiamo l’esistenza di una informazione intelligente che è veicolabile nei vari regni di natura senza perdere di coerenza ed in maniera trasversale, possiamo capire come può l’intelligenza di un fiore curare sia la psiche che il corpo di un uomo.

Bach scriveva inoltre che “non è casuale la parte del corpo coinvolta, ma è anch’essa sottoposta alla legge di causa-effetto e costituisce quindi un aiuto importante per effettuare una diagnosi”. (E. Bach) Assunto poi approfondito, verificato e rielaborato anche dai medici sopraccitati dai dott. Paolelli, Orozco ed anche Hamer per il suo studio sui tumori….

FAQ sulla Floriterapia

Domande frequenti

Può descrivere in tre punti la floriterapia?

La floriterapia è una proposta terapeutica di tipo assolutamente naturale, per le caratteristiche intrinseche ai rimedi floreali, che vengono estratti dalla Natura in modo semplice, originale e privo di manipolazioni.

Essa studia il paziente in modo olistico, nella sua interezza di sistema corpo-psiche; inoltre è perfettamente integrata nel panorama delle medicine biologiche, non essendo incompatibile con nessun'altra proposta terapeutica non convenzionale. Quindi possiamo considerare la floriterapia come una disciplina naturale, olistica e integrata.

La floriterapia in cosa si distingue dalla fitoterapia?

A differenza del rimedio fitoterapico, peraltro di derivazione naturale anch'esso, il rimedio floreale non è ponderale: ciò significa che l'azione di un fiore di Bach sull'organismo non è legato alla "massa" o concentrazione di sostanza attiva, come avviene invece per il fitoterapico. È questo il motivo per cui non sono ipotizzabili effetti di sovradosaggio, intossicazione o effetti collaterali. Inoltre, più banalmente, il rimedio floreale deriva soltanto dalle corolle dei fiori in fase matura, mentre il fitoterapico sfrutta la pianta in toto, o in alcune sue componenti. Nell'elaborazione di un rimedio floreale le procedure estrattive sono molto più semplici e naturali, rispettando il metodo originale del Dott. Bach che esponeva i fiori al sole, o le faceva bollire sul fuoco, senza ricorrere a triturazioni, macerazioni o a metodi più sofisticati.

Si può dire che i fiori di Bach curano gli stati psichici e anche fisici?

I fiori di Bach possono curare i disagi emozionali, gli stati mentali negativi. La floriterapia tradizionale parte sempre dalla considerazione dell'habitus mentale del soggetto per arrivare alla diagnosi del momento e ovviamente alla prescrizione del rimedio adatto.
È chiaro che, dal momento che ogni sintomo lamentato dal soggetto esprime la sofferenza della sua anima, la cura dello stato psichico comporta necessariamente anche la cura del fisico.

Come comincia e come si svolge una terapia?

La terapia con i fiori di Bach si basa sul colloquio con il terapeuta, il quale ascoltando il paziente senza pregiudizi e guidandolo nel riconoscere le vere necessità del suo spirito, arriva ad una diagnosi di stato mentale negativo attuale e principale: seguono normalmente al primo una serie di incontri, che costituiranno tappe di un vero e proprio percorso alla scoperta della personalità.

E' possibile che così pochi rimedi possano risolvere difetti della personalità e stati d'animo negativi?

I 38 rimedi di Bach (39 con Rescue Remedy, che è un cocktail di 5 fiori del repertorio originale) sono sufficienti per coprire un panorama di stati mentali vasto quanto le sofferenze e le angosce dell'umanità.
Ogni rimedio è correlato ad uno stato mentale negativo, nonché ad un Archetipo, cioè a quel valore o Qualità Umana che se stimolato e riscoperto può trasformare il bicchiere mezzo vuoto in mezzo pieno, recuperando per il paziente Positività ed Equilibrio.

Posso scegliermi da solo i fiori di Bach?

Una volta letti i benefici e gli stati d'animo legati ai Fiori di Bach, viene sicuramente voglia di provarli passando così dalla teoria alla pratica!! A questo punto, però, molti pensano: "Per me sono adatti tutti, o quasi". Teoricamente possiamo dire che ciò sia vero, in quanto i fiori prendono in esame tutti gli aspetti della nostra vita. Possiamo perciò affermare che tutti i fiori, una volta o l'altra, possano essere adatti per noi.
Chi almeno una volta nella vita non si è sentito depresso, stanco, impaurito, abbattuto, non all'altezza....? Bisogna comunque tener conto che i fiori vanno personalizzati, per quello che siamo ora, in base alle esperienze che stiamo vivendo nel momento presente.

Come procedere nella scelta?

Scegliere quale stato d'animo vi blocca e vi interessa maggiormente migliorare.

Rileggere attentamente le descrizioni dei singoli rimedi, annotando tutti quelli che possono essere legati allo stato d'animo, o agli stati d'animo scelti precedentemente.

Scegliere al massimo 5 o 6 fiori fra quelli ritenuti più importanti rispetto alla situazione espressa nelle vostre risposte.